Comunicazione e Autostima

Studio di Psicologia Clinica del Dr. Giorgio Paltrinieri

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ASSERTIVITA' Uno Strumento per la Felicità

Infinita Riconoscenza (R. Magritte 1963)
Dall'inglese "to assert", che in origine significava "Rendere Libero uno Schiavo"
L'Assertività è la capacità di affermarsi e perseguire i propri valori e obiettivi nel rispetto di sè e degli altri.
E' una forma di Potere Intrinseco che non dipende dagli altri, ma che fa riferimento al concetto di "Essere In Grado..." di fare scelte autonome, di dichiarare il proprio punto di vista, di esprimersi in modo fermo e risoluto.
Che benefici produce una condotta assertiva?
RELAZIONALI: Migliora la comunicazione interpersonale, la capacità di avere consenso di esprimersi autenticamente, di ricevere fiducia, di persuadere.
PSICOLOGICI: Efficace contro gli stati depressivi, ansiosi, comportamenti aggressivi o al contrario remissivi
PSICOSOMATICI: L'espressione assertiva permette il superamento di numerose forme di somatizzazione
PROFESSIONALI: Facilita i processi di empowerment, negoziazione e formazione della leadership
 
SPIRITUALI: Rafforza uno stato di coerenza tra i valori e i modelli di comportamento che vogliamo perseguire, orientato alla libertà, rafforzando la crescita morale, e una sana e proattiva valutazione di sè, con scelte fatte con coerenza, evitando le trappole legate al bisogno di potere o di compiacere eterodiretto, che offrono solo l'illusione di sentirsi affermati o accettati.
E' l'arte di discernere, chiedendosi <<Cosa comporterà la scelta che farò? E' coerente con i miei valori, con le mie convinzioni profonde?>>

<<Ogni scelta va fatta in uno stato di consolazione e non di desolazione o paura!>>

(Sant'Ignazio da Esercizi Spirituali)

 I PREREQUISITI DELL'ASSERTIVITA' 

1. CONSAPEVOLEZZA DI SE STESSI.
2. AUTOSTIMA
3. ESSERE AUTONOMI
4. VIVERE LA LOGICA DEL DESIDERIO
5. AVERE UN SENTIMENTO DI POTERE A SOMMA VARIABILE
1. Consapevolezza di se stessi:
Significa essere fedeli, riconoscere i propri bisogni, credere in ciò che si fa, trovare una dimensione e forma flessibile, ma stabile della propria persona, nella quale identificare i propri valori, obbiettivi, bisogni,desideri, senza cadere nella trappola dell'adattamento estremo o al controllo della realtà esterna 
2. Autostima: 
Si basa sull'accettazione di sè stessi, piacersi e avere compassione sincera,, riconoscendosi meritevosi di affetto e considerazione, benchè imperfetti, fallaci e fragili. Non è falsa modestia, non va certo sventolata in ogni occasione, per "pararsi i glutei" e per giustificarsi, poichè avere un'autostima sana significa sentirisi competenti, ossia avere risorse e capacità per determinare cambiamenti. 
3. Essere Autonomi:
Quando siamo Remissivi, Manipolatori o Prevaricatori siamo sempre imprigionati in una condizione di Eccessiva Dipendenza o di Simbiosi Relazionale. Il remissivo accetta qualsiasi prevaricazione poichè si aspetta continuamente l'approvazione dell'altro. Allo stesso modo il manipolativo vive in simbiosi con l'altro poichè tende a "muovere" i sensi di colpa dell'altro quando i suoi bisogni non vengono esauditi <<Se davvero mi vuoi bene fai questo e quello per me!>>. Il prevaricatore allo stesso modo necessita di qualcuno da aggedire, svalutare e pretendere per mantenere un accettabile livello di autostima.
Essere autonomi significa non temere l'abbandono o il rifiuto dell'altro, sa al momento opportuno mediare o opporsi stabilendo rapporti autenti e diretti.
4. Vivere la Logica Del Desiderio:
La persona remissiva, ma anche aggressiva e manipolativa, ritengono che i propri desideri non siano delle legittime preferenze ma delle necessità assolute. Vivere la logica del bisogno significa essere intransigente, pretenzioso, sempre in ansia, lamentandosi in continuazione, non accetta e prova un forte disagio, ad aspettare una risposta od un eventuale rifiuto, vuole che le cose vadano come le ha immaginate e di fronte alla mancanza o all'errore assume un atteggiamento accusatorio verso di sè o  verso gli altri. Vivere una logica del desiderio significa essere orientato verso ai propri valori, cioè ciò che veramente importante per sè, e sa relativizzare i propri obbiettivi se necessario anche modificandoli, rimanendo adesi ad un piano di realtà. Avere dei desideri vuol dire essere protesi per esaudirli, sapendo attendere e senza volere a tutti costi conquistare.
5. Avere un Sentimento a Somma Variabile
Esistono due tipi Sentimenti di Potere : a Somma Zero o Somma Variabile, Il primo si basa sul principio di scarsità "Chi ce l'ha lo toglie a qualcun altro".Il Secondo è proiettato alla competenza, la legittima l'affermazione di sè. Non è necessario sminuire l'altro per aumentare le proprie capacità, poichè il proprio valore non dipende dal successo o dall'insuccesso dell'altro, non vive nell'invidia e nella paura della perdita.

 

(Fonte: Assertività ed Emozioni ; di Franco Nanetti; ed. Pedragon, 2008)

 

Immagine: (La Riconoscenza Infinita di Renè Magritte, 1963)

 

COS' E' e PERCHE' IL PANICO!?

COS' E' e PERCHE' IL PANICO!?

"Sono andato a fare la spesa, con mia moglie, l'ipermercato era molto affollato, ho avvertito un senso di disorientamento, ho incominciato a sentire caldo e sudare, il cuore mi batteva forte nel petto e lo sentivo in gola, quasi come se la chiudesse e non riuscivo più a respirare, ho sentito le gambe e le braccia informicolate al punto che mi sentivo svenire e mi sono aggrappato a mia moglie,  siamo usciti subito lasciando lì, il carrello della spesa, - che figuraccia, ma cosa potevamo fare, stavo malissimo! - siamo andati al Pronto Soccorso, - credevo mi stesse venendo un attacco cardiaco - mi hanno vistato e hanno  fatto una flebo di Valium, sono tornato a casa ed ero completamente esausto, al punto che sono andato a letto e ho dormito fino al mattino dopo.

Da quel giorno non entro più in nessun supermercato ne ai centri commerciali, la spesa la fa mia moglie, compro solo poche cose nei piccoli negozi solo se c'è poca gente, se no aspetto fuori dalla porta."

Questa è la breve narrazione di una persona che ha vissuto il suo primo attacco di panico e descrive molti aspetti, che per associazione, una persona  che l’ha vissuta sulla sua pelle può ritrovarcisi.

- Il luogo chiuso  affollato dove le vie di fuga sono limitate e non subito disponibili.

- La paura di morire o addirittura d’impazzire, la perdita totale del controllo delle proprie facoltà fisiologiche, formicolio, scosse endogene, sensazione di soffocamento e soprattutto di essere visibile dagli altri in quella situazione.

- L'associazione tra il tipo di ambiente in cui si ha vissuto questa esperienza ha un effetto magico, ovvero si tende ad evitare quel tipo di luogo, perché si cerca di controllare e di tenere a distanza la paura, cioè effettuare comportamenti evitanti per paura che lo stesso evento possa ripetersi.

Questo meccanismo innesca un circolo vizioso in cui si rafforza la "Paura di avere Paura".

Il fatto di evitare luoghi di grandi dimensioni ed affollati gli permette magicamente di aver la sensazione di poter controllare la sua paura, di tenerla a distanza, dandogli l’illusione di aver dominato la paura.

In realtà la paura viene nutrita ogni volta di un valore ed un significato più grande ed insuperabile.

Al punto che si avrà la necessità di effettuare altri comportamenti per evitare di rischiare di poter incorrere in altro Attacco di Panico, fino ad evitare tutte le situazioni che possono essere stressanti, rischiando di limitare in maniera totalizzante i propri comportamenti, abitudini, desideri, mettendo anche a repentaglio le relazioni.

Solitamente la causa di un Attacco di Panico è la proiezione sul corpo di un disagio forte interiore che è stato negato, svalutato o addirittura rimosso, per il quale è il corpo a  tenerlo in memoria fino al punto in cui esso va in “breakdown” (collasso). I soggetti a rischio sono quelli che sentono il bisogno persistente di controllare tutto, comprese le proprie emozioni, poiché se espresse sono troppo dolorose da  sentire, o per vergogna di essere percepito dagli altri come debole. 

L'attacco di panico, purtroppo, va affrontato, e come tanti altri disturbi, non svanisce con il solo passare del tempo. Consiglio di non aspettare troppo a consultare uno specialista, uno psicologo, per iniziare ad acquisire strategie d'intervento da attuare quando l'attacco può ripresentarsi e soprattutto essere attrezzati per superare la paura che il panico possa ritornare.

L'unica soluzione definitiva, anche se non è di immediata applicazione, è avere la percezione di essere più forti del panico stesso, cioè sentirsi capaci di "Cavalcare La Tigre", Se dovesse ritornare so che non avrò paura di doverlo affrontare, in qualsiasi situazione.

Primo passo Non Vergognarsi! Un errore comune, in cui molti cadono è quello di valutare il panico, come un sintomo di fragilità,  un giudizio sulla persona stessa "gli altri mi considerano un debole". In realtà riconoscere e mostrare le proprie debolezze, soprattutto psichiche, è un atto di grande CORAGGIO.

Secondo Passo Rallentare il ritmo! Poichè chi soffre di panico, come per l'ansia, la mente è proiettata verso il futuro, si tende ad accellerare il ritmo per aver la percezione di poter controllare ciò che arriverà dopo, ma questa è una mera illusione, perchè l'unico tempo che possiamo vivere è il Presente. Al quale non si è più abituati a stare, soprattutto con la mente, l'esercizio di fare le cosa lentamente ci porta ad esercitarci a stare col presente, poichè dilata la percezione del tempo.

Terzo Passo Imparare a respirare!! Una respirazione controllata lenta e con l'utilizzo del diaframma è un ottimo rimedio per diminuire l'attivazione psico-fisica causata da un evento stressante. Quando si entra nel panico si tende a iperventilare cioè a fare rispirazioni brevi e veloci, poichè sembra di rimanere senza fiato, (si chiama fame d'aria), in realtà l'iperventilazione aumenta l'afflusso di ossigeno nel cervello mantendo alto lo stato di allerta, aggravando la condizione del panico. Occorre conoscere la respirazione diaframmatica, per poterla mettere in pratica e automatizzarla quando occorre.

Quarto Passo Esporsi! gradualmente agli ambienti ed alle situazioni che sono per la persona che ne soffre attivanti, ad esempio se la persona ha avuto gli attacchi mentre conduceva l'auto, è importante continuare a riprendere ad utilizzare l'automobile dapprima per tratti brevi per poi allungarli progressivamente, insieme alle condizioni ambientali, al buio, con il traffico. Esporsi è appunto la terapia del CAVALCARE LA TIGRE

 

 

Immagine: (Le Chateau des Pyrénées René Magritte 1959)

 

 

 

La Comunicazione Umana

La Comunicazione Umana

  Immagine: René Magritte, Golconda 1952 

 

 

La comunicazione umana è uno scambio interattivo fra due o più partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e con un certo grado di consapevolezza, in grado di far condividere un determinato significato sulla base di sistemi  simbolici, convenzionali di significazione e segnalazione. 

Vengono definiti cinque assiomi:  

  1. Non è possibile non comunicare  
    Nella migliore delle ipotesi possiamo trasmettere la nostra intenzione a non comunicare.
  2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione dove il secondo definisce il primo, ovvero l'aspetto di relazione definisce la posizione tra gli interolcutori.
  3. La natura della relazione dipende dalla punteggiatura  
    In qualunque sequenza di eventi noi possiamo determinare un punto d'inizio, ma partendo dal presupposto che la comunicazione è circolare, stabilire un punto iniziale è comunque arbitrario, in questo modo si ha la tendenza a considerare e giustificare le nostre azioni ed intenzioni come reazioni o risposte.
  4. La comunicazione umana è formata dal modulo verbale (digitale) e dal modulo non verbale (analogico) il verbale (digitale) riguarda l'aspetto di contenuto dove la semantica esprime un numero limitato di concetti e la sintassi non può essere ambigua. il non verbale (analogico) riguarda l'aspetto di relazione , e la semantica è illimitata e quindi non definisce uno specifico significato. e la sintassi è ambigua cioè può esprimere sè stessa o anche il suo contrario.
  5. Le relazioni possono essere simmetriche o complementari   le relazioni sono definite dal ruolo e sui possono considerare simmetriche quelle tra pari, e complentari dove vi è una situazione di potere e subordinazione. qusti aspetti il più delle volte non sono sempre fissi, ma possono variare a seconda del contesto.

  (Fonte P. Watslawick, J.H. Beavin, D.D. Jackson: La Pragmatica della Comunicazione Umana; Ed. Astrolabio, 1971)

Definizione di Autostima

Definizione di Autostima

  Immagine: René Magritte, il tradimento delle immagini 1928/29

 

 

L'autostima è il processo soggettivo e duraturo che porta il soggetto a valutare e apprezzare se stesso tramite l'autoapprovazione del proprio valore personale fondato su autopercezioni.  

La parola auto-stima deriva appunto dal termine  "stima", ossia la valutazione e l'apprezzamento di se stessi e degli altri.

Il nostro senso di autostima deriva da:

  • elementi cognitivi ovvero il bagaglio di conoscenze di una persona, la conoscenza di sé e di situazioni che vengono vissute dal soggetto;
  • elementi affettivi che vanno ad influenzare la nostra sensibilità nel provare e ricevere sentimenti, che possono essere stabili, chiari e liberanti;
  • elementi sociali che condizionano l'appartenenza a qualche gruppo e la possibilità di avere un'influenza sul gruppo, di ricevere approvazione o meno dai componenti di quest'ultimo.

L'autostima ha la caratteristica fondamentale di essere una percezione prettamente soggettiva e, in quanto tale, non stabile nel tempo ma dinamica e mutevole.


Il senso di autostima deriva principalmente dalle relazioni che ogni persona interiorizza e rielabora, sia le relazioni che vanno verso noi stessi che quelle che noi intraprendiamo con altre persone.

Da questo deriva il fatto che le persone influenzano in continuazione il loro senso di autostima e sono influenzate da esso.

  (it.wikipedia.org/wiki/Autostima)